Costruire
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IL PROGETTO

Davanti ad un foglio bianco o a del materiale imballato, perfetto e senza nessuna connotazione specifica, il pensiero si blocca. Che fare?Dove sono i miei pensieri? Come trasferirli?
È difficile costruire qualcosa partendo da un materiale intonso. A volte si può iniziare a lavorare approcciandosi alla materia anche in un modo del tutto casuale e libero. Il primo passo avviene attraverso il contatto.
In poco tempo iniziamo a costruire la forma della nostra esperienza con le mani.
Si inizia a toccare la materia, la sua elasticità, la sua temperatura. Proviamo a romperla, a tagliarla o a colorarla. Intravediamo delle possibili unioni tra più parti e ci lasciamo attrarre dalla sua superficie o dalle possibilità che potrebbe avere.
La maggior parte delle cose che ci circondano sono fatte di un materiale che è in un potenziale continuo, quando realizziamo qualcosa di artistico con esso, testimoniamo la nostra presenza.


Definizione di arte e artista
Il progetto prende avvio dalla discussione di cosa si pensa debba essere il lavoro di un artista, quali funzioni, interessi, capacità o raggiungimenti l'artista ponga a se stesso e alla comunità. Si scoprono e articolano insieme le  differenti visioni su opportunità e bisogno, estro e intelligenza, individualità e collettività, spesa e resa, produttività ed espressività. Tutte le posizioni affermate di concetto in questa fase sono poi riprese nel lavoro e nelle relazioni durante il lavoro.

Macropittura
La pratica laboratoriale parte con un'azione pittorica semplice, un azione linguistica breve che rompe la tensione dell'inizio e l'ansia di ogni prestazione; il lavoro è infatti semplicissimo: dopo aver realizzato delle linee ordinate e guidate in scotch di carta sulla tela pittorica, l'intero spazio della tela viene ricoperto a rullo di tempera monocroma. Queste azioni semplici e condivise danno origine ad uno schema pittorico complesso e dall'evidenza immediatamente soddisfacente: lo scotch viene tolto a fine pittura, lasciando le tracce bianche  su fondo tinto. Le tracce sono linee che si incontrano, tendono ad un punto, costruiscono geometrie; l'azione prepara il linguaggio visivo per le azioni successive. In questa logica, non è necessario, com'è infatti accaduto, che tutti partecipino all'azione, poiché questo “riscaldamento” visivo funziona anche nell'ambito della partecipazione passiva o nella sola visione. I ruoli, nel lavoro artistico, sono sempre in discussione e anche l'astensione, il commento, l'osservazione, la partecipazione parziale possono essere tappe di un percorso di adesione e condivisione cosciente.

Scultura
Il laboratorio prosegue con la manipolazione e l'utilizzo di materiali per la costruzione. I materiali vengono sottoposti all'analisi dei ragazzi. Si tratta di polistirene per uso edile in fogli da 2 cm di spessore, materiale che può essere facilmente tagliato e assemblato in forme tridimensionali. Il primo approccio con questa materia è stato distruttivo. Il processo nei confronti della materia può partire anche da un affronto, purché da questo si possano rilevare dati esperienziali e percettivi e purchè ad esso non si ricorra come unica risorsa relazionale. La costruzione avviene secondo principi semplici: la formazione di un angolo costruttivo, di un equilibrio, di una forma minima. Anche in questo caso la partecipazione minima è comunque significativa e premiata dall'evidenza. Nascono, nell'interazione tra studenti riuniti in piccoli gruppi, torri, incastri, strutture verticali o orizzontali, strutture che si confrontano con l'equilibrio, con lo spazio, che non hanno una finalizzazione figurativa ma che fanno del costruire la semplice esperienza. Alcuni partecipanti hanno costruito coscientemente, controllando i passaggi, scegliendo e scartando soluzioni; altri hanno agito meno consapevolmente, aggiungendo azione ad azione. Entrambe i comportamenti, come accade in senso metaforico anche nella vita, costruiscono un vissuto, una struttura, un evento tangibile, una traccia, qualcosa di concreto.

Installazione
Quando il processo di costruzione è terminato, cosa che accade quando la forma o il processo risultano chiusi o soddisfacenti, si procede alla collocazione nello spazio. Qui le singole sculture e la macropittura vengono accostate, messe in relazione, creando ponti, linee,  aggiungendo elementi di raccordo affinché tutto sembri omogeneo, affinché si crei un rapporto formale stretto tra elementi una volta separati. Tutte le sculture dei singoli gruppi e la pittura, posta a terra, sono riuniti e collegati dallo scotch e da altri pannelli di piccole dimensioni, in modo da creare  omogeneità, gradienti, rapporti e mediazioni. Nel collocare le sculture nello spazio pittorico e in un angolo preciso della sala laboratorio,  è prestata particolare attenzione ad accostare angoli e linee che abbiano una certa similitudine o vicinanza visiva, si essa per spessore, colore, angolatura. In tal modo si esercita  un'ulteriore  forma di analisi e visone della realtà che è quella sia quella del frammento, del particolare, sia quella della similitudine, della continuità.

Fotografia
Questo tipo di visioni vengono immortalate in uno shooting fotografico che ha come soggetto l'istallazione, condotto individualmente da ciascuno studente. La modalità con cui si procede per la realizzazione delle fotografie rilancia e conclude gli obiettivi organizzati nelle precedenti fasi: i ragazzi devono esplorare l'istallazione e fotografarne le ambiguità, i piani differenti, le partiture di colore e di spazio con la sola indicazione di lavorare da vicino, omettendo l'orizzonte, esasperando anzi la capacità della fotografia di confondere i piani e la tridimensionalità. L'intero lavoro fotografico è quindi una serie di immersioni nel lavoro svolto, un nuovo percorrimento, condotto come una ricerca, una scoperta. Alla fase fotografico-esplorativa ha aderito quasi l'intero gruppo con entusiasmo, immediatezza e grande capacità.

Azione finale
Dopo aver visionato tutti gli scorci trovati nei vari reportage fotografici il gruppo procede alla distruzione del lavoro. Il lavoro finale infatti deve essere portato al grado in cui prevale il valore dell'esperienza  sull'oggetto finito. Affinchè questo accada l'oggetto va finito, superato, dimenticato, ricordato. Il gruppo viene invitato alla rottura dell'istallazione, guidando il movimento affinchè esso non esploda nello spazio (una fase già superata dal lavoro stesso) ma invece si compatti, si richiuda su di se', si accumuli e possa essere sigillato, impacchettato, custodito. Tutte le fasi del lavoro sono ora sovrapposte in un elemento finale che conserva la memoria dei passaggi ed è nuovo campo di ragionamenti: è un rifiuto? Ha valore? Ha un costo? Ha un ruolo?  E' bello o utileo qualche cosa di alternativo ad entrambe? L'azione finale si conclude con una discussione aperta su questi temi e su quanto appreso, senza lezioni frontali, attraverso una pratica diretta, un'azione artistica, metaforica e reale.

Il laboratorio è stato condotto dal Dipartimento Educativo del MAGA e dall’artista Andrea Magaraggia con i giovani studenti  della scuola media- Progetto Don Milani 2 di Gallarate

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